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A scuola con l'open source: app e sistemi operativi da mettere nello zaino
In questi giorni si torna in classe e, come ogni anno, si torna anche a chiedersi con cosa organizzare appunti, scadenze e ripasso o, dall’altra parte della cattedra, con cosa correggere i compiti e preparare le lezioni. Le raccolte che girano in questo periodo propongono quasi sempre gli stessi nomi: servizi chiusi, in abbonamento, o legati all’account di una grossa piattaforma. Ma esiste tutta una parte di software libero che fa le stesse cose senza chiedervi di registrarvi da nessuna parte e senza chiudervi dentro un ecosistema, magari a pagamento.
Visto il momento, abbiamo provato a rimettere in fila qualche nome.
Appunti, scadenze e liste di cose da fare
Il pezzo grosso qui è quasi certamente Joplin: quaderno di appunti in Markdown, disponibile su desktop, Android e iOS, con sincronizzazione facoltativa su Nextcloud, WebDAV, Dropbox, OneDrive o sul servizio a pagamento del progetto, e cifratura end-to-end da attivare nelle impostazioni. È il sostituto naturale di OneNote per chi prende appunti scritti, con il vantaggio che i file restano vostri anche se un giorno decidete di cambiare programma. Per i promemoria al volo, quelli che di solito finiscono su Google Keep, ne abbiamo raccolte diverse in un articolo dedicato che teniamo aggiornato.
Per le scadenze, invece, Tasks.org è un’app Android che consigliamo spesso: si sincronizza via CalDAV con Nextcloud o con qualsiasi altro server compatibile, gestisce ricorrenze e promemoria. Nella versione F-Droid tutte le funzioni sono gratuite, compresa la sincronizzazione CalDAV; se la scaricate dal Play Store dovrete invece pagare un abbonamento, con un prezzo che potete scegliere voi a partire da circa un dollaro l’anno. Chi ha già un Nextcloud in casa o a scuola può usarne direttamente i moduli Calendario, Attività e Deck, che coprono buona parte di quello che fanno un calendario condiviso e una bacheca a schede messi insieme.
Se scrivere alla tastiera vi rallenta, Handy trascrive il parlato direttamente sul computer, in locale, e gestisce anche l’italiano: gira su Windows, macOS e Linux. Uno strumento utile per dettare la sintesi di un capitolo o trascrivere appunti su computer leggendoli ad alta voce.
In alternativa per digitalizzare gli appunti è sempre una buona idea evitare i soliti scanner con pubblicità e traccianti: nella nostra guida su come scannerizzare in PDF con Android trovate le opzioni libere che quasi sempre non hanno bisogno di accedere a internet per fare il loro mestiere.
Il quaderno digitale, i PDF e le dispense
Se studiate su PDF e volete annotare a mano con la penna del tablet, Xournal++ è l’applicazione è lo strumento che fa per voi: scrittura a mano libera, evidenziazioni, inserimento di pagine bianche fra una slide e l’altra. Attenzione però al dispositivo: è un programma desktop, quindi va benissimo su un convertibile Windows o Linux con penna attiva, ma su tablet Android e iPad non c’è: il progetto per portarlo sui dispositivi mobili è stato archiviato nell’agosto 2025. Per la sola lettura, su Linux, Okular di KDE gestisce annotazioni, evidenziature e ritagli in modo ordinato.
Sulla scrittura vera e propria c’è poi sempre l’ottimo LibreOffice che fa il suo lavoro da vent’anni, esporta in PDF senza plugin e apre anche i formati Microsoft. Sulle presentazioni ci siamo già dilungati in un articolo apposito, che nasceva proprio dal fatto che PowerPoint nelle scuole è ovunque; se poi l’idea di trascinare caselle di testo vi annoia, c’è Marp, che genera slide partendo da un file Markdown.
Le suite collaborative
Il motivo per cui spesso si finisce su Google Docs è il lavoro di gruppo: quattro persone sullo stesso testo, ognuna a casa propria. L’alternativa più solida per farlo probabilmente è CryptPad, suite collaborativa cifrata lato browser, dove nemmeno chi gestisce il server può leggere quello che scrivete: c’è l’editor di testo, il foglio di calcolo, le presentazioni e una lavagna. Il limite, che vale la pena conoscere prima, è che non ha applicazioni per smartphone e si usa solo dal browser. Le altre possibilità le abbiamo messe in fila nel nostro confronto sulle alternative a Google Docs.
Ripasso, memoria e concentrazione
Anki resta il riferimento per la ripetizione dilazionata, cioè quel meccanismo per cui le schede che sbagliate tornano più spesso e quelle che sapete si diradano nel tempo. Su desktop e su Android (dove si chiama AnkiDroid ed è su F-Droid) è libero e gratuito mentre su iOS c’è AnkiMobile che è a pagamento e a codice chiuso. Se il problema è invece il calcolo a mente, Mental Math propone esercizi rapidi senza pubblicità né distrazioni.
Per la concentrazione, al posto delle app che vi fanno crescere alberi virtuali, TimeR Machine permette di costruire sequenze di timer su misura: venticinque minuti di studio, cinque di pausa, ripetuto quante volte volete. Fa esattamente quello che serve e senza bisogno di trasformare lo studio in un gioco.
Strumenti compensativi e DSA
Per chi ha un disturbo specifico dell’apprendimento, molti degli strumenti compensativi più usati sono programmi a pagamento. Qualcosa di libero però esiste. La dettatura e le mappe concettuali le abbiamo già viste con Handy e Freeplane. Il pezzo che mancava è la sintesi vocale, cioè la possibilità di farsi leggere ad alta voce una dispensa o un capitolo del libro.
Su Android c’è SherpaTTS. Non è un’app da aprire ma un motore di sintesi vocale: lo impostate nelle opzioni del telefono al posto di quello di Google, e da quel momento diventa la voce usata da tutte le app che leggono testi, dai lettori di ebook alle funzioni di accessibilità che leggono lo schermo. Al primo avvio scarica il modello della voce che scegliete, anche in italiano, e poi funziona completamente offline. Richiede Android 10 o successivo.
Su Linux la scelta più completa probabilmente è Speech Note. Mette insieme sintesi vocale, trascrizione del parlato e traduzione automatica, tutto in locale e senza mandare nulla su internet. Il pacchetto su Flathub supera i 600 MB e installato occupa circa due gigabyte. In cambio avete in un solo programma sia la lettura ad alta voce sia la dettatura.
Fonti e mappe
Chi arriva a una ricerca, all’esame o alla tesi di laurea potrebbe incontrare Zotero, che raccoglie le fonti dal browser con un clic, le organizza e genera bibliografie e citazioni nello stile richiesto direttamente dentro LibreOffice o Word. È open source, è finanziato da una fondazione senza scopo di lucro e vi risparmia settimane di lavoro manuale.
Se invece la tesi dovete ancora scriverla, e non solo sistemarne la bibliografia, c’è Pecie, un progetto italiano sviluppato da Lorenzo De Marco (Lorenzo DM). È un editor pensato per i testi lunghi che tiene insieme, in un unico progetto, il testo diviso in capitoli e sezioni, le note, le fonti e gli allegati, le citazioni con la bibliografia e una cronologia con punti di ripristino, da cui potete confrontare le versioni precedenti e recuperare parti di testo. Si scrive in Markdown e alla fine si esporta in DOCX, ODT, PDF, EPUB e altri formati; tra i modelli di partenza c’è anche quello per la tesi. L’interfaccia è in italiano, tutto resta sul vostro computer senza account né cloud obbligatori, e il codice è su GitHub con licenza AGPL-3.0. È però un progetto molto giovane: la prima versione utilizzabile, la 0.1.0, è uscita a maggio 2026, quindi se decidete di scriverci la tesi tenete sempre delle copie di sicurezza (ma questa è sempre una buona idea, non vale solo per Pecie).
Accanto, per organizzare le idee, si può provare a utilizzare Freeplane per le mappe mentali e draw.io per schemi e diagrammi, che funziona anche completamente offline nella versione desktop. E se la connessione manca, o se semplicemente volete togliervi la tentazione di navigare mentre studiate, con Kiwix potete scaricare Wikipedia intera sul computer o sul telefono e consultarla offline, ne avevamo parlato nell’articolo sulle app per Wikipedia.
Vale poi la pena citare Kolibri, pensato per contesti dove la connessione manca o è intermittente: si installa su un computer qualsiasi e distribuisce contenuti didattici in rete locale.
Educazione musicale
Per scrivere spartiti c’è MuseScore Studio, che alle medie e nei licei musicali torna utile per preparare esercizi e partiture. Inserite le note con il mouse o con una tastiera MIDI, le ascoltate in riproduzione ed esportate il risultato in PDF o MusicXML. È libero, con licenza GPLv3, è tradotto in italiano e gira su Windows, macOS e Linux. C’è solo una cosa da tenere a mente: il programma è una cosa, il sito musescore.com con l’archivio di spartiti e le app per smartphone sono un’altra. Li gestisce la stessa azienda, ma non sono liberi e in parte sono a pagamento. Per scrivere e stampare gli esercizi non vi servono.
Matematica, scienze, geografia
La suite educativa di KDE, che trovate nei repository di qualsiasi distribuzione e anche su Windows, copre parecchie materie: Kalzium è una tavola periodica interattiva con i dati di ogni elemento, Marble un mappamondo da esplorare, KStars un planetario. Per l’astronomia c’è anche Stellarium, che mostra il cielo esattamente come lo vedete dalla vostra finestra e a scuola si usa parecchio.
Salendo di livello, per il triennio scientifico e per l’università, wxMaxima offre un ambiente di calcolo simbolico con derivate, integrali ed equazioni risolti in forma simbolica e GNU Octave è il modo più diretto per lavorare su matrici e calcolo numerico senza pagare una licenza MATLAB.
Se volete spingervi oltre c’è SageMath, che riunisce sotto un unico linguaggio basato su Python molti programmi matematici liberi, fra cui lo stesso Maxima, SymPy, NumPy e R. L’obiettivo dichiarato del progetto è offrire un’alternativa libera a Mathematica, Maple, Magma e MATLAB, e il suo punto forte è proprio la flessibilità. Un lettore che lo usa da qualche mese ci ha scritto che gli fa risparmiare ore a cercare un segno meno sbagliato. In cambio si lavora scrivendo comandi, quindi richiede un po’ più di pratica rispetto a wxMaxima con i suoi menu. È distribuito con licenza GPL e si installa su Linux e macOS, mentre su Windows va usato attraverso il sottosistema Linux (WSL). Per provarlo senza installare nulla c’è SageMathCell, che esegue il codice sui server del progetto direttamente dal browser.
E GeoGebra?
Chi insegna matematica a questo punto si starà chiedendo dove sia finito GeoGebra, che in molte scuole è ormai lo strumento di riferimento per la geometria e i grafici di funzione. Non l’abbiamo inserito perché non è software libero, anche se spesso viene presentato così. La situazione è un po’ ingarbugliata. Il codice sorgente è pubblico e distribuito con licenza EUPL 1.2. Le versioni che scaricate e usate davvero, cioè gli installatori e le app web, hanno invece una licenza propria che ne consente l’uso solo per scopi non commerciali. Lo stesso limite vale per traduzioni, documentazione e grafica, rilasciate con una licenza Creative Commons non commerciale. È la stessa GeoGebra ad ammettere, nelle domande frequenti, che il programma nel suo insieme probabilmente non verrebbe considerato libero dalla comunità open source. Per studenti e docenti resta gratuito, quindi chi lo usa già non ha motivo di allarmarsi. Ci sembrava comunque corretto chiarire come stanno le cose
Per quanto ne sappiamo, oggi non esiste un sostituto libero che faccia tutto quello che fa GeoGebra, dal calcolo algebrico al 3D. Per la sola geometria c’è Kig, che fa parte della suite educativa di KDE. Potete costruire figure con punti, rette, vettori e poligoni e poi modificarle trascinandole con il mouse, così vedete come cambia il resto della costruzione. Apre anche i file di Cabri e Dr. Geo.
Correggere i compiti senza stampare niente
Dall’altra parte della cattedra il problema si ribalta: non prendere appunti, ma correggerne a decine. PDF4Teachers nasce esattamente per questo e ne avevamo parlato nel 2021, quando era il progetto di uno studente francese sedicenne; da allora è cresciuto parecchio e l’ultima versione è di gennaio 2026, quindi è ancora vivo e mantenuto.
Il programma tiene in archivio tutte le annotazioni che avete già scritto e ve le ripropone mentre digitate, così le correzioni ricorrenti si inseriscono con un tasto invece di riscriverle ottanta volte. A questo si aggiungono la griglia di valutazione, numerica o per competenze, con esportazione dei voti in CSV, il supporto a LaTeX e alle formule di LibreOffice Math, il disegno a mano libera e gli elementi vettoriali. Le modifiche vengono salvate come livello separato, quindi il PDF che vi ha consegnato lo studente resta intatto e il documento corretto lo esportate a parte. È tradotto in italiano, gira su Windows, macOS e Linux ed è distribuito con licenza Apache 2.0.
La LIM e la classe virtuale
Le lavagne interattive sono ormai in ogni aula, e ognuna arriva con il suo software proprietario. L’alternativa libera è OpenBoard: le sue origini risalgono a un progetto dell’Università di Losanna, oggi è sostenuto dal Dipartimento dell’istruzione pubblica di Ginevra e non ha dietro nessuna logica commerciale. Funziona con qualsiasi proiettore e qualsiasi dispositivo di puntamento, permette di scrivere e disegnare sopra documenti, immagini, PDF e pagine web, e di salvare la lezione per riprenderla il giorno dopo. È tradotto in italiano, gira su Windows, macOS e Linux, ed è aggiornato di recente: l’ultima versione stabile è di marzo 2026.
Se invece il discorso si sposta sulla piattaforma d’istituto, il nome da conoscere è Moodle: corsi, materiali, consegne, quiz e valutazioni, tutto su un server della scuola. È la piattaforma didattica libera più diffusa al mondo e va installata da chi gestisce l’infrastruttura, non dal singolo docente, ma è esattamente il ruolo che altrove viene occupato da Google Classroom. Sulla stessa linea, quello che scrivevamo nella primavera del 2020 su BigBlueButton e Jitsi per le lezioni a distanza vale ancora.
I sistemi operativi pensati per la scuola
Qui c’è un mondo che fuori dagli addetti ai lavori si conosce poco. Edubuntu è tornato in vita qualche anno fa ed è oggi una versione ufficiale di Ubuntu: l’ultima release è la 26.04 LTS, uscita ad aprile 2026 e supportata fino ad aprile 2029. La cosa interessante è che l’installatore permette di configurare l’ambiente per fasce d’età, con l’obiettivo dichiarato di far allestire un laboratorio informatico a un docente in circa un’ora, senza doverne necessariamente sapere qualcosa di Linux.
In Italia il progetto da conoscere è Ufficio Zero Linux EDU, la versione scolastica della distribuzione italiana Ufficio Zero. È gratuita e mette a disposizione due strumenti: EDUinstall ed EDUflatpak. Propongono il software consigliato suddiviso per grado di istruzione, dalla primaria alle superiori: chi deve preparare le postazioni non parte quindi da un elenco generico, ma da una selezione già ragionata per la classe che ha davanti. Gli istituti che vogliono assistenza, installazioni in loco o spazio cloud aggiuntivo possono rivolgersi all’azienda che sviluppa il progetto, ma il sistema in sé resta liberamente scaricabile.
Se invece il problema è la rete della scuola nel suo complesso, server, autenticazione centralizzata e postazioni che si installano da sole via rete, esiste da oltre vent’anni Debian Edu, alias Skolelinux, un progetto ufficiale Debian che fornisce una rete scolastica completamente configurata pronta all’uso, giunto alla versione basata su Debian 13. Per il singolo portatile di casa, magari un po’ datato, resta valido il solito consiglio di Linux Mint.
Sulla stessa strada, ma nato in Italia, c’è FUSS (Free Upgrade for a digitally Sustainable School), che fuori dall’Alto Adige conoscono in pochi. Il progetto è partito nel 2005 ed è finanziato e gestito dalla Direzione Istruzione e Formazione italiana della Provincia autonoma di Bolzano. Oggi gira in tutte le scuole pubbliche in lingua italiana della provincia, oltre settanta istituti, e lo hanno adottato anche alcune scuole fuori regione. È una soluzione completa basata su Debian: un server per gestire la rete didattica e i client per le postazioni. L’ultima versione, FUSS 13, è basata su Debian 13 ed è uscita ad aprile 2026.
Per provarlo non vi serve una rete scolastica. Le immagini ISO si possono usare dal vivo da chiavetta senza installare nulla, installare su un singolo computer oppure collegare a un server FUSS. Esistono in due versioni, base ed education, e la seconda include tutto il software didattico per ogni grado scolastico. C’è poi un dettaglio che lo distingue dagli altri progetti citati qui: essendo finanziato con denaro pubblico, tutto il codice e tutti i manuali, scritti in italiano, sono pubblicati con licenza libera, nello spirito della campagna Public Money, Public Code della FSFE, a cui il progetto ha aderito.
Per i più piccoli
Per le classi delle elementari il riferimento è GCompris, quasi duecento attività fra lettura, aritmetica, scienze, geografia e primo uso del computer, per bambini dai due ai dieci anni. È gratuito e tradotto in italiano su Windows, macOS, Linux e Android, dove lo trovate sia sul Play Store sia su F-Droid.
Accanto a GCompris, per il disegno, c’è Tux Paint, un programma pensato per i bambini con pennelli, timbri ed effetti sonori. Gira su Windows, macOS e Linux, e su Android lo trovate sia sul Play Store sia su F-Droid. Su iPad esiste solo una versione non ufficiale e un po’ datata. Un consiglio pratico per Android: prima di disinstallarlo esportate i disegni, altrimenti rischiate di perderli.
Poi ci sono Scratch per i primi passi con la programmazione a blocchi e Thonny per chi passa a Python. E se a un certo punto serve spiegare perché tutto questo ha senso, Ada & Zangemann è una fiaba illustrata che racconta il software libero a bambini e bambine meglio di qualsiasi articolo.
Una nota sull’intelligenza artificiale
Nelle liste di settembre l’ultima sezione è ormai sempre la stessa: chatbot come tutor personale. Un’alternativa libera davvero equivalente, alla portata di uno studente e senza mandare nulla fuori, oggi non c’è: si può far girare un modello in locale con Ollama e un’interfaccia come Open WebUI, ma servono un computer discreto e la consapevolezza che i risultati sono più modesti. Chi vuole almeno evitare di lasciare numero di telefono e cronologia a OpenAI trova qualche opzione intermedia nella nostra raccolta di alternative a ChatGPT disponibile anche in versione lista.
E un posto dove parlarne
Chiudiamo con una segnalazione che non è un’app: se insegnate, studiate o lavorate nel mondo della scuola e dell’università e volete confrontarvi fuori dai social soliti, c’è poliversity.it, l’istanza Mastodon italiana dedicata proprio a questo ambito che amministriamo insieme a InformaPirata. Fa parte del fediverso, quindi da lì potete seguire e farvi seguire da chiunque su Mastodon e dintorni senza aprire altri account, e la comunità che ci gravita attorno è il posto più semplice per chiedere consigli su metà degli strumenti elencati qui sopra.
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