curiosita
App invasive
Un nuovo studio ((Invasive apps)) condotto da pCloud, una società di cloud storage di cui abbiamo parlato nell’articolo sulle alternative a Google Drive, ci fa sapere che Instagram è l’app più invasiva sul mercato.
Non che avessimo qualche dubbio, sappiamo bene che le applicazioni di Zuckerberg sono invasive e decisamente poco attente alla privacy. E questo è anche il motivo principale per cui pensiamo non sia il caso fidarsi di Whatsapp nonostante la tanto urlata crittografia end-to-end.
Tabella dal blog di pCloud
App invasive: Instagram vince
Come sapete ci piacciono molto le tabelle e i grafici, anche se vanno prese sempre con le pinze come tutte le semplificazioni, perché sono un perfetto esempio pratico per capire meglio i problemi della privacy online.
Questa tabella creata da pCloud riassume quali dati vengono raccolti e quali di questi vengono condivisi con terze parti.
Come potete vedere Instagram vince di gran lunga su tutte le altre applicazioni. I dati che colleziona e che condivide sono tantissimi ed è seguita a ruota proprio da Facebook ¯_(ツ)_/¯.
Vediamo che ci sono dati molto importanti e molto personali come la localizzazione, i contatti, la cronologia di ricerca e davvero tantissimo altro.
Altre applicazioni invasive
Altre applicazioni famose degne di nota e molto utilizzate in Italia sono Uber e Uber Eats, eBay, Just Eat, LinkedIn (ciao Microsoft), Twitter e YouTube. Anche Reddit, come sappiamo, non è purtroppo il massimo quando si parla di privacy online.
Per arrivare a queste conclusioni hanno analizzato le tabelle di Apple sulla privacy. Come sappiamo infatti Apple da qualche tempo dice di puntare tutto sulla privacy, anche se lo fa a modo suo.
Tuttavia senza soffermarci troppo sul perché Apple stia facendo questa lotta alla privacy, quello che è venuto fuori da questi privacy labels è sempre molto interessante e soprattutto permette anche a chi non conosce tecnicismi di capirci qualcosa.

“Privacy” by g4ll4is is licensed under CC BY-SA 2.0
Lo studio di pCloud
Vi consigliamo di leggere per intero lo studio di pCloud. Contiene altre tabelle interessanti come quali applicazioni collezionano maggiormente dati per conto proprio e quali applicazioni collezionano dati in generale, per sé stessi o per girarli a terze parti.
Ci permettiamo anche un po’ di ironia: all’interno dell’articolo di pCloud c’è anche una tabella dove sono elencate le applicazioni che non girano i dati a terze parti per marketing e pCloud non compare tra queste 🤦♂️.
Voi che ne pensate? Quante applicazioni siete in qualche modo costretti ad utilizzare tra quelle nell’elenco? Vi aspettiamo sul nostro gruppo Telegram o sulla nostra stanza Matrix per discuterne!